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Giovanna Barreca

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Gran premio della Giuria alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e, in sala, dal 23 settembre, Il buco di Michelangelo Frammartino. La nostra intervista, in esclusiva, al regista.

Come riporta il Bollettino Grotte settembre/ottobre del 1961: “Partiti da una affollata stazione del nord, arrivavamo all’alba su una deserta costa calabrese. Mai, fino ad allora, la speleologia italiana aveva spinto una campagna esplorativa così a sud”. Con questa nota ebbe inizio l’avventura di una squadra di giovani speleologi che, nell’Italia in pieno boom economico (soprattutto a Nord), esplorarono l’abisso del Bifurto, in Calabria, toccandone il fondo di -687 metri, all’epoca terza grotta più profonda del mondo. Una volta scoperta questa storia ed esplorato a fondo il territorio, conoscendo Antonio La Rocco e Giulio Gècchele, speleologi di quell’avventura, lo sceneggiatore e regista Michelangelo Frammartino, che già conosceva la superficie del Pollino – grazie a Le quattro volte – decide di scrivere con Giovanna Giuliani, il suo nuovo film:  Il buco. 

La forza della messa in scena, l’ottimo lavoro di immersione e la speciale dimensione di narrazione e trasfigurazione hanno portato i selezionatori della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia a inserirlo nella competizione ufficiale e la giuria, guidata dal regista Bong Joon-ho, a premiare il film con il Gran premio della Giuria.

L’essenza cinematografica, l’immersione in un fuori campo che porta lo spettatore in una dimensione sotterranea vasta e inesplorata, dove Frammartino, con il suo cinema – che volutamente nasce dal territorio – gioca anche su forti contrasti: “Il confronto nasce con la dimensione dell’oltre, fra conosciuto e sconosciuto, fra mondo e ciò che non è ancora mondo e poi non lo sarà mai” precisa l’autore per spiegare com’è nato e si è sviluppato il lavoro che vede nel film opporsi luce e nero assoluto, Nord (immagini della verticalità del grattacielo Pirelli a Milano) e Sud (la verticalità del Bifurto), boom economico e silenzio, alto e basso, immersione nelle immagini e immersione nella grotta.

Il film sarà in sala dal 23 settembre e vi consigliamo vivamente una visione cinematografica in una sala con un ottimo impianto audio perché l’aspetto immersivo del quale parliamo nell’articolo e nell’intervista è dato molto dal lavoro straordinario sul suono del film di Simone Paolo Olivero, oltre a quello sulla fotografica di Renato Berta.

Credit – radiocinema.it