“Il mio film parla dei lavoratori: di quelli che difendono la propria dignità, il proprio ruolo e le proprie competenze e di quelli che sono disposti a vendere la propria dignità e i propri colleghi pur di ricoprire un ruolo che non gli compete. Il mio film è un urlo di rabbia nei confronti della politica e del sindacato per aver abbandonato la dimensione umana del lavoratore e averlo ridotto a una semplice tessera” afferma il regista Michele Riondino che abbiamo voluto con noi il 7 dicembre per dialogare con gli studenti perché crediamo sia necessario parlare di lavoro in ambito scolastico e un film forte come questo, capace di unire il senso dell’ingiustizia ad un forte desiderio di rivalsa, il tutto con un taglio autoriale di un artista sensibile e attento alla realtà della sua terra, può esser un ottimo veicolo per una discussione dell’alto valore formativo. Inoltre gli interventi degli studenti prenderanno in esame anche gli aspetti filmici dell’opera perché possa nascere una vera e propria lezione di cinema.

Michele Riondino, tarantino, conosciuto dal grande pubblico come attore in Il giovane Montalbano, I leoni di Sicilia, Dieci Inverni, è impegnato da anni a sensibilizzare e denunciare all’opinione pubblica i soprusi e la devastazione che hanno colpito la sua terra soprattutto per colpa dell’Ilva. Il suo primo film da regista è ambientato a metà anni Novanta, durante la stagione dello smantellamento della più grande acciaieria d’Europa e racconta quello che accadde ad un gruppo di lavoratori, confinati nella Palazzina Laf perché scomodi; 79 lavoratori altamente qualificati costretti a passare intere giornate in quello che loro stessi hanno definito in tribunale “una specie di manicomio”. Riondino che è anche cosceneggiatore del film con Maurizio Braucci, prende in esame ciò che accadde all’Ilva ma casi di mobbing erano (sono?) una realtà di tante altre aziende. Lavoratori chiamati a timbrare il cartellino per poi non lavorare tutto il giorno.

Nel film, proprio per questo, l’autore sceglie un punto di vista oggettivo, per coinvolgere maggiormente lo spettatore nella vicenda narrata. Tutti i fatti riportati nel film di finzione con protagonista Caterino (lo stesso Michele Riondino) e il suo capo (Elio Germano) sono frutto di interviste fatte a ex lavoratori ILVA ed ex confinati, e i passaggi finali sono dettagliatamente presi dalle carte processuali che hanno determinato la condanna degli imputati e il risarcimento delle vittime.

Il regista Daniele Vicari, da sempre attento alla tematica del lavoro e ospite dell’associazione l’anno scorso, ha scritto: “Michele, con questo film sei andato oltre la rabbia e anche oltre la polemica, senza rinunciare alla lotta. Questa tua opera è unica e preziosa nel panorama della cinematografia italiana contemporanea, frutto di un lungo lavoro artistico che ti ha portato a diventare uno dei nostri attori più importanti, più amati dal pubblico, più consapevoli del ruolo e della funzione sociale dell’attore, del cineasta e del teatrante.

Con questo film straordinario hai messo in campo una vera padronanza del mezzo, tu mostri a tutti di che pasta sei fatto. Non sei addomesticabile, non sei un “proletario da cortile”, sei “libero e pensante”, soprattutto hai un talento puro. Non hai abdicato alle necessità di una macchina cinema che ti vuole “mainstream” anche mentre racconti una tragedia, ma hai scavalcato d’un balzo questa distorsione facendoti regista in linea con i grandi del passato. Sei stato all’altezza di Petri, innovando. Così la tua macchina da presa è libera, non spaventata dal racconto del brutto, capace di una autoironia limpida e matura”.

 

Durante le iniziative dell’associazione non vengono proiettati spot pubblicità e non sono presenti pause durante la proiezione, per permettere la totale immersione nell’opera filmica.

Michele Riondino, tarantino, conosciuto dal grande pubblico come attore in Il giovane Montalbano, I leoni di Sicilia, Dieci Inverni, è impegnato da anni a sensibilizzare e denunciare all’opinione pubblica i soprusi e la devastazione che hanno colpito la sua terra soprattutto per colpa dell’Ilva. Il suo primo film da regista è ambientato a metà anni Novanta, durante la stagione dello smantellamento della più grande acciaieria d’Europa

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